Arrivano i primi risultati delle analisi sui filtri dell’aria dopo l’incendio di Lugnano
A quasi due settimane dal devastante incendio che ha colpito lo stabilimento Delca Energy di Lugnano, nel comune di Vicopisano, arrivano i primi risultati delle analisi effettuate da ARPAT sui filtri delle centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria.
I dati diffusi dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana confermano un aspetto particolarmente importante: durante l’incendio si sono formate diossine, furani e IPA (idrocarburi policiclici aromatici), composti tipicamente associati ai processi di combustione.
Diossine rilevate nella centralina di Pisa Borghetto
Secondo quanto comunicato da ARPAT, le analisi effettuate sui filtri PM10 della stazione di monitoraggio di Pisa Borghetto, relativi ai giorni 8, 9 e 10 giugno, hanno evidenziato la presenza di diossine a basse concentrazioni.
L’agenzia spiega che i valori misurati risultano superiori ai normali valori di fondo riscontrabili sia in aree urbane che rurali.
Le analisi sono state effettuate sui filtri raccolti nei giorni immediatamente successivi all’incendio, periodo nel quale la ricaduta degli inquinanti generati dal rogo avrebbe raggiunto la massima intensità.
ARPAT: «L’incendio ha generato diossine, furani e IPA»
La conclusione degli esperti è chiara.
Sulla base delle concentrazioni rilevate, ARPAT ritiene possibile affermare che l’incendio abbia effettivamente prodotto diossine, furani e IPA, sostanze che si originano frequentemente durante la combustione di materiali complessi.
Si tratta di un risultato importante perché fornisce una conferma analitica di quanto atteso da un evento di tale portata, che ha coinvolto grandi quantità di materiali destinati al trattamento e recupero.
Nessuna contaminazione rilevata nei campioni vegetali
Accanto a questo dato emerge però un altro elemento significativo.
Le analisi effettuate sui campioni vegetali prelevati nelle aree interessate non hanno evidenziato, al momento, contaminazioni riconducibili alle sostanze ricercate.
Per questo motivo ARPAT ritiene ragionevole ipotizzare che gli inquinanti generati dall’incendio abbiano subito una significativa dispersione durante il trasporto in atmosfera, riducendo la quantità effettivamente depositata al suolo.
Secondo l’agenzia, il ruolo delle condizioni meteorologiche e degli agenti atmosferici potrebbe essere stato determinante nel favorire la diluizione degli inquinanti durante la fase di ricaduta.
Le analisi proseguono
L’attività di monitoraggio non è terminata.
Sono infatti ancora in corso le analisi sui filtri PM10 e PM2.5 provenienti dalle altre stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria, comprese Pisa Passi e Santa Croce sull’Arno, oltre ai campioni raccolti nei giorni successivi al rogo.
I prossimi risultati consentiranno di comprendere meglio l’estensione temporale dell’evento e l’effettiva evoluzione delle concentrazioni degli inquinanti prodotti dall’incendio.
Anche Meteo POP ha completato uno studio scientifico sull’evento
Parallelamente alle attività degli enti istituzionali, Meteo POP – RMA APS ha completato un approfondito studio scientifico dedicato all’analisi meteorologica e ambientale dell’incendio Delca Energy.
Il lavoro ha preso in esame l’evoluzione delle condizioni meteorologiche, la dispersione del pennacchio di fumo e l’andamento delle concentrazioni di particolato atmosferico registrate durante l’emergenza.
Lo studio, dal titolo “Meteorological and Air Quality Analysis of the June 2026 Delca Energy Industrial Fire (Vicopisano, Tuscany, Italy)”, è stato recentemente inviato per la valutazione alla rivista scientifica internazionale Tethys – Journal of Mediterranean Meteorology & Climatology.
Nei prossimi giorni Meteo POP pubblicherà un approfondimento dedicato ai principali risultati emersi dall’analisi.