Ferragosto sotto l’anticiclone africano: caldo intenso e afa, ma attenzione ai temporali di calore

La quarta ondata di calore dell’estate continuerà nella settimana di Ferragosto con temperature fino a 38-39°C, afa e notti tropicali. Possibili temporali di calore soprattutto sui rilievi, mentre...

La quarta importante ondata di calore dell’estate continuerà a interessare l’Italia durante la settimana di Ferragosto. Temperature elevate, afa e notti tropicali resteranno protagoniste, mentre nelle ore pomeridiane potranno svilupparsi temporali di calore, soprattutto sui rilievi e localmente sulle pianure vicine.

L’anticiclone subtropicale di matrice africana continuerà a dominare lo scenario meteorologico italiano durante gran parte della settimana di Ferragosto.

Secondo le analisi di Meteo POP, l’intensa ondata di calore, la quarta importante della stagione, dovrebbe insistere almeno fino al 17 agosto, anche se con intensità non uniforme e con alcuni disturbi temporaleschi pomeridiani.

I picchi termici più elevati sono attesi soprattutto nella prima parte della settimana, quando nelle pianure interne e nelle zone tradizionalmente più calde si potranno raggiungere localmente valori nell’ordine dei 38-39°C.

Non saranno quindi necessariamente i record assoluti di temperatura a caratterizzare questa fase, quanto soprattutto la persistenza del caldo, l’elevata umidità e la difficoltà delle temperature a diminuire in maniera significativa durante le ore notturne.

Caldo intenso e soprattutto molto afoso

Uno degli elementi più importanti della settimana sarà infatti l’afa.

Nelle zone interne le temperature massime potranno essere particolarmente elevate, mentre sulle aree costiere il mare potrà limitare in parte i valori massimi, ma favorendo contemporaneamente tassi di umidità più elevati.

Il risultato sarà una sensazione di disagio termico molto marcata.

In Toscana, e in particolare nelle pianure interne, saranno possibili punte prossime ai 38-39°C, mentre sulla costa le temperature potranno risultare leggermente inferiori ma accompagnate da un’umidità spesso elevata.

Anche le ore notturne resteranno difficili, con numerose località nelle quali le temperature minime potrebbero non scendere sotto i 20°C.

Andrea Pardini: «Non conta soltanto il picco di 38 o 39 gradi»

Secondo Andrea Pardini di Meteo POP, l’elemento più significativo dell’estate in corso è proprio la continuità delle fasi molto calde.

«Siamo arrivati alla quarta importante ondata di calore della stagione. Il problema non è soltanto il singolo picco di 38 o 39 gradi, ma la ripetizione di queste fasi e la difficoltà nel tornare per periodi significativi a temperature vicine alla norma».

Il confronto con la climatologia del passato mostra quindi un’estate eccezionalmente calda, ma episodi di questo tipo stanno progressivamente diventando meno rari nel clima attuale.

Non significa che ogni estate sarà necessariamente più calda della precedente, ma aumenta la probabilità di osservare ondate di calore intense, prolungate e ripetute.

Notti tropicali: il caldo che non lascia tregua

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda le temperature notturne.

Si parla di notte tropicale quando la temperatura minima non scende sotto i 20°C.

Durante le ondate di calore più intense, soprattutto nelle grandi città, nelle aree costiere e nelle zone densamente urbanizzate, le temperature possono però restare sensibilmente superiori a questa soglia.

«Le notti tropicali sono importantissime nella valutazione di un’ondata di calore», spiega Pardini.

Il nostro organismo utilizza infatti le ore notturne per recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno. Se le temperature restano elevate anche dopo il tramonto, questo recupero diventa molto più difficile.

Nelle città interviene inoltre il fenomeno dell’isola di calore urbana: edifici, asfalto e superfici artificiali accumulano energia durante il giorno e la rilasciano lentamente nelle ore successive.

Per valutare correttamente l’intensità di un’ondata di caldo non bisogna quindi guardare soltanto alle temperature massime pomeridiane, ma anche alle minime notturne.

Temporali di calore soprattutto sui rilievi

Nonostante il predominio dell’anticiclone, l’atmosfera non resterà completamente stabile.

Tra pomeriggio e sera saranno possibili i classici temporali di calore, favoriti dal forte riscaldamento diurno e dalla presenza di umidità nei bassi strati.

I fenomeni saranno più probabili soprattutto sulle zone montuose, lungo l’arco alpino e sull’Appennino, ma localmente potranno sconfinare verso le aree pedemontane e le pianure vicine.

Si tratterà generalmente di fenomeni molto localizzati.

Una località potrà essere interessata da un temporale intenso mentre pochi chilometri più lontano potrebbe non cadere praticamente una goccia d’acqua.

Localmente non sono comunque esclusi:

  • forti precipitazioni in breve tempo;
  • grandine;
  • raffiche di vento;
  • intensa attività elettrica.

Questi fenomeni non saranno però sufficienti a modificare in maniera significativa il quadro generale dominato dal caldo.

Più caldo significa automaticamente temporali più violenti? No

La relazione tra temperature elevate e temporali intensi è molto più complessa di quanto spesso venga raccontato.

«Il caldo e soprattutto la presenza di molta umidità nei bassi strati possono fornire una grande quantità di energia potenziale all’atmosfera», spiega Andrea Pardini. «Ma l’energia da sola non basta».

Per sviluppare temporali organizzati e particolarmente violenti servono infatti diversi ingredienti contemporaneamente.

Occorrono instabilità atmosferica, un meccanismo capace di innescare la convezione e, nei sistemi più organizzati, diventano importanti anche la disposizione e la variazione del vento con la quota.

Il calore rappresenta quindi una parte del carburante, ma servono anche il motore e il meccanismo in grado di utilizzarlo.

Durante questa settimana saranno più probabili temporali di calore localizzati, mentre situazioni più organizzate diventerebbero possibili soprattutto qualora una massa d’aria più fresca raggiungesse un ambiente precedentemente molto caldo e umido.

Temporali insufficienti contro la siccità

I temporali estivi, per loro natura, sono spesso irregolari e concentrati su aree molto ristrette.

Per questo motivo, anche eventuali fenomeni intensi non potranno rappresentare una soluzione efficace alla situazione di siccità, particolarmente critica in diverse zone del Nord Italia.

Per ridurre realmente un deficit idrico significativo sarebbero necessarie precipitazioni più diffuse, regolari e persistenti.

Un temporale molto intenso può scaricare grandi quantità di pioggia in pochi minuti, ma spesso su superfici troppo limitate per produrre benefici duraturi.

In alcuni casi, inoltre, precipitazioni eccessivamente concentrate possono favorire ruscellamento superficiale piuttosto che un efficace assorbimento dell’acqua da parte del terreno.

Zero termico molto elevato e ghiacciai sotto pressione

L’ondata di caldo interessa anche le quote più elevate dell’atmosfera.

Durante questa fase la quota dello zero termico potrà oscillare frequentemente intorno ai 4.200-4.600 metri, un valore estremamente elevato.

Questo significa temperature positive fino alle quote più alte delle Alpi e condizioni particolarmente sfavorevoli per i ghiacciai.

La fusione glaciale prosegue infatti rapidamente durante le lunghe fasi anticicloniche estive, soprattutto quando alle alte temperature diurne si accompagnano temperature molto elevate anche durante la notte.

Gli effetti delle ripetute ondate di calore non riguardano quindi soltanto le città e le pianure, ma anche gli ambienti montani più sensibili.

Mari sempre più caldi

Un altro elemento da monitorare è rappresentato dalla temperatura superficiale del Mediterraneo.

Le ripetute fasi di caldo intenso hanno favorito un riscaldamento molto marcato delle acque superficiali, con valori localmente tipici di condizioni quasi tropicali.

Un mare particolarmente caldo ha diverse conseguenze.

Può contribuire a mantenere elevate le temperature lungo le coste durante la notte, favorire tassi di umidità molto elevati e mettere a disposizione dell’atmosfera grandi quantità di vapore acqueo.

Questo non significa automaticamente temporali estremi, ma rappresenta uno degli ingredienti che possono aumentare l’energia disponibile qualora arrivino condizioni atmosferiche favorevoli allo sviluppo di convezione organizzata.

Perché l’anticiclone africano torna così frequentemente?

Attribuire semplicemente tutto il caldo all’“anticiclone africano” rischia di essere una spiegazione troppo semplicistica.

L’anticiclone subtropicale è infatti una componente naturale della circolazione atmosferica e ha sempre influenzato il Mediterraneo.

Durante queste configurazioni, un promontorio anticiclonico si estende dalle latitudini subtropicali verso l’Europa meridionale, favorendo l’arrivo di masse d’aria molto calde.

All’interno dell’anticiclone prevalgono inoltre moti discendenti dell’aria.

Scendendo verso quote inferiori, l’aria viene compressa e si riscalda ulteriormente, mentre cieli sereni e forte irraggiamento solare favoriscono un ulteriore aumento delle temperature al suolo.

La differenza rispetto al passato riguarda però il contesto climatico nel quale queste configurazioni si verificano.

Come sottolinea Pardini, l’anticiclone determina la singola fase meteorologica, mentre il riscaldamento globale modifica il punto di partenza.

A parità di configurazione atmosferica, un clima mediamente più caldo aumenta la probabilità di raggiungere temperature più elevate.

Mediterraneo sempre più esposto alle ondate di calore

L’area mediterranea è considerata una delle regioni particolarmente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.

Negli ultimi decenni è aumentata la frequenza delle ondate di calore intense e persistenti, insieme alla durata dei periodi con temperature significativamente superiori alla media.

Questo non significa che ogni singola ondata di caldo sia “causata” esclusivamente dal cambiamento climatico.

Meteorologia e climatologia devono essere sempre distinte.

La configurazione atmosferica determina il tempo di una determinata settimana, mentre il riscaldamento globale modifica progressivamente le condizioni di fondo nelle quali quella configurazione si sviluppa.

Per questo motivo, fenomeni che in passato venivano considerati eccezionali possono presentarsi oggi con una frequenza maggiore.

Cosa succederà dopo Ferragosto?

La situazione successiva a Ferragosto resta uno degli aspetti più interessanti da seguire.

Secondo le attuali analisi di Meteo POP, intorno al 17 agosto potrebbero comparire segnali di maggiore variabilità della circolazione atmosferica, con una possibile riduzione dell’intensità dell’ondata di calore.

Al momento, tuttavia, non ci sono elementi sufficienti per parlare di un vero e proprio cambio di stagione.

«È molto più realistico aspettarsi un’alternanza tra fasi anticicloniche ancora molto calde e temporanee infiltrazioni di aria più fresca e instabile», spiega Andrea Pardini.

Il punto da monitorare sarà quindi capire se dopo Ferragosto si verificherà una modifica duratura della circolazione oppure soltanto una pausa prima di una nuova espansione subtropicale.

Più ci si allontana nel tempo, inoltre, meno ha senso parlare con precisione del tempo previsto in una singola giornata.

Le tendenze della seconda metà di agosto dovranno quindi essere rivalutate attraverso gli aggiornamenti dei prossimi giorni.

Redazione Meteo POP

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