Le notizie meteo e climatiche riportano spesso aggiornamenti sul fenomeno di El Niño, una delle principali oscillazioni naturali del sistema climatico terrestre. Ma che cos’è realmente e perché viene monitorato con grande attenzione dalla comunità scientifica?
El Niño fa parte dell’ENSO (El Niño Southern Oscillation), un fenomeno climatico che interessa l’Oceano Pacifico equatoriale e che influenza la circolazione atmosferica su scala globale. Le sue fasi alterano la distribuzione delle temperature oceaniche e delle aree di alta e bassa pressione, con effetti che possono propagarsi fino ad altre regioni del pianeta.
Che cos’è l’ENSO
L’ENSO è un’oscillazione naturale del sistema oceano-atmosfera caratterizzata da variazioni periodiche, generalmente comprese tra 2 e 7 anni, della temperatura superficiale del mare nel Pacifico equatoriale e della pressione atmosferica associata.
Il fenomeno comprende tre diverse fasi:
- Fase neutra, ovvero condizioni prossime alla normalità climatica.
- El Niño, caratterizzata da un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico centrale e orientale.
- La Niña, caratterizzata da un anomalo raffreddamento delle stesse aree oceaniche.
Le condizioni normali nel Pacifico equatoriale
In condizioni neutre gli alisei soffiano da est verso ovest lungo il Pacifico equatoriale.
Questi venti spingono le acque superficiali più calde verso Indonesia e Australia, determinando un accumulo di acqua calda nel Pacifico occidentale. Il livello del mare in quest’area risulta mediamente più elevato rispetto alle coste occidentali del Sud America.
Lungo le coste di Perù ed Ecuador si verifica invece il fenomeno dell’upwelling, ovvero la risalita di acque profonde più fredde e ricche di nutrienti. Questo processo favorisce ecosistemi marini particolarmente produttivi e importanti attività di pesca.
Nel Pacifico occidentale prevalgono inoltre condizioni atmosferiche più instabili, con frequenti temporali e abbondanti precipitazioni.
Che cosa accade durante El Niño

Durante una fase di El Niño gli alisei tendono a indebolirsi o, in alcuni casi, possono invertire temporaneamente la loro direzione.
Di conseguenza le acque più calde del Pacifico occidentale si espandono verso il Pacifico centrale e orientale, provocando un aumento delle temperature superficiali marine in un’ampia porzione dell’oceano.
Per convenzione si considera presente una fase di El Niño quando l’anomalia termica media nella regione Niño 3.4 del Pacifico equatoriale raggiunge almeno +0,5°C rispetto alla climatologia di riferimento per diversi mesi consecutivi.
Gli effetti climatici di El Niño
Il riscaldamento anomalo delle acque modifica la posizione delle principali aree convettive tropicali e altera la circolazione atmosferica globale.
Tra gli effetti più frequentemente osservati troviamo:
- Maggiori precipitazioni lungo le coste occidentali del Sud America.
- Condizioni più secche su Indonesia, Australia e parte del Pacifico occidentale.
- Variazioni nell’attività dei cicloni tropicali in diversi bacini oceanici.
- Modifiche temporanee della temperatura media globale.
L’intensità e la distribuzione degli effetti possono tuttavia variare sensibilmente da un evento all’altro.
La Niña: la fase opposta
La Niña rappresenta la fase fredda dell’ENSO.
In questo caso gli alisei risultano più intensi della norma e favoriscono una maggiore risalita di acque fredde lungo le coste del Sud America. Le temperature superficiali del Pacifico centrale e orientale risultano inferiori alla media climatologica.
Anche La Niña è in grado di influenzare il clima globale, spesso con effetti opposti rispetto a quelli osservati durante El Niño.
Quali conseguenze può avere sull’Europa e sull’Italia?
L’influenza diretta di El Niño sul continente europeo è generalmente più debole rispetto a quella osservata nelle regioni tropicali e subtropicali.
Gli effetti sul Mediterraneo dipendono da una complessa catena di interazioni atmosferiche che coinvolgono il getto polare, le onde planetarie e altre oscillazioni climatiche come la North Atlantic Oscillation (NAO).
Per questo motivo non è possibile associare automaticamente una determinata stagione italiana alla presenza di El Niño o La Niña. Tuttavia tali fenomeni vengono attentamente monitorati poiché possono contribuire a modificare la circolazione atmosferica emisferica e influenzare la probabilità di alcune configurazioni meteorologiche.
Un fenomeno chiave per comprendere il clima globale
L’ENSO rappresenta una delle principali sorgenti di variabilità climatica naturale del pianeta. Monitorare l’evoluzione di El Niño e La Niña consente ai meteorologi e ai climatologi di comprendere meglio le possibili tendenze stagionali e gli effetti sul sistema climatico globale.
La ricerca scientifica continua a studiare i collegamenti tra ENSO, cambiamento climatico e circolazione atmosferica, con l’obiettivo di migliorare le previsioni climatiche a lungo termine.